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Code al Vento e Varese Corsi – primavera 2011


varesecorsi-primavera-2011Si aprono domenica 13 febbraio le iscrizioni alla tornata primaverile di Varese Corsi nella quale Code al Vento è presente con il corso teorico-pratico “ascolta il tuo cane”.  6 incontri per conoscere, capire e gestire i comportamenti del cane, divertendosi insieme. I

 

Educazione e addestramento: due settori a confronto.


L'educazione insegna anche a condividere momenti di relax

L'educazione insegna anche a condividere momenti di relax

Per alcuni non c’è differenza, altri parlano di addestramento. Il termine educazione nel mondo cinofilo è ancora in fase di elaborazione. Ma quali sono le differenze tra loro?

- L’educazione è quella parte che si occupa di insegnare al cane a convivere e accettare con tranquillità regole che non gli appartengono. Qui va fatto un inciso: prima di procedere a dettare queste regole di vita il proprietario deve preoccuparsi di accreditarsi agli occhi del suo cane, imparare a destare il suo interesse, essere il suo riferimento. La famiglia umana è per il cane il branco di appartenenza  e i  suoi componenti devono essere per lui un esempio. Questo è il primo passo verso l’educazione. Anche per noi è valido lo stesso principio: se non si ha stima e considerazione di chi ci insegna non ascoltiamo ciò che ha da dirci. Il cane è costretto a imparare le noste regole perchè vive con noi: non deve saltare addosso, non deve scavare, non deve mordere, non deve scappare, non deve appropriarsi del cibo lasciato incustodito… potrei andare avanti all’infinito.

- L’addestramento è invece un programma attraverso il quale il cane impara degli specifici esercizi performativi come il “seduto”, “terra”, “resta”, “porta”….

Nonostante la zooantropologia stia, fortunatamente, prendendo sempre più piede, esistono ancora addestratori vecchio stampo (spesso neanche tanto vecchio) che vendono per educazione l’addestramento rimaneggiato. A volte affrontano dei veri problemi comportamentali, che per altro non sanno riconoscere, con il classico “piede”, “avanti”, “indietro”, “strappo con il guinzaglio” e via dicendo.

Per educare il nostro cane bisogna, in un primo momento, dimenticarci delle performance. Per essere più chiara traccio un parallelo comportamentale con noi esseri umani: quando educhiamo un bimbo facciamo in modo di insegnargli prima  delle regole sociali che gli consentano di vivere bene nel contesto civile, iniziando dalle più elementari: “pulisciti la bocca”, “non si parla con la bocca piena”, “ringrazia”, “saluta”… Non gli insegnamo subito a sciare, suonare il piano, dipingere, ballare, giocare a tennis, nuotare. Se così fosse avremmo dei meravigliosi agonisti che però male si relazionerebbero con il loro prossimo, maleducati, cafoni, ignoranti.

Se pensiamo che educare il cane significhi solo fargli eseguire i comandi, rischiamo di avere dei soggetti bravissimi in prove di abilità ma frustrati e non equilibrati. Lavorando solo sull’obbedienza li assoggettiamo a noi ma trascuriamo i loro bisogni etologici.

Avete mai provato ad assistere a delle gare? Sono molti i cani che ansimano, hanno lo sguardo vitreo e sbarrato, sono litigiosi con i loro simili. Bravi atleti ma squilibrati nella vita di tutti i giorni.

In sintesi:
- prima si costruisce un buon rapporto, poi si impartisce l’educazione e infine si inserisce l’addestramento. Per il resto della nostra vita insieme ci  divertiremo a miscelare ed equilibrare questi tre fattori. Più difficile a dirsi che a farsi, anche perchè i nostri cani non aspettano altro che collaborare con noi e sanno essere dei compagni  pazienti e magici.

Volendo intraprendere questa strada è importante  scegliere e affidarsi a un professionista che tenga in considerazione tutto questo e che lavori utilizzando il metodo cognitivo-zooantropologico, mirato a valorizzare la relazione tra uomo e animale – in questo caso la relazione tra voi e il vostro cane.

 

Cani in fuga.


fuga

A volte i cani scappano da casa.
I motivi che li inducono alla fuga posso essere molteplici: i casi che ho trattato vedono al primo posto la mancanza di rapporto con la famiglia: il cane non ha riferimenti e preferisce andare altrove oppure non ha ben chiara la sua posizione sociale.
Con altri cani ho trattato il problema della noia e dell’attaccamento verso il proprietario: nel primo caso (la noia) il cane non aveva distrazioni sufficienti in giardino e nel secondo voleva seguire il padrone quando usciva da casa.

Altri motivi di fuga possono essere la presenza nelle vicinanze (anche chilometri) di femmine in calore, spaventi improvvisi (ad esempio spari o botti), modifiche dell’ambiente (ad esempio l’apertura di un cantiere edile vicino alla propria abitazione), iperattività (il cane ha sempre bisogno di fare qualche cosa), non riconoscere i limiti del territorio (caso di cui mi sto occupando in questi giorni).

La fuga può essere giustificata da più motivazioni quindi non si devono trarre conclusioni affrettate. Le soluzioni da adottare si differenziano in base alla singola situazione e potranno esservi suggerite da professionisti che le valutano e che le approfondiscono con voi. Diffidate da chi vi propone una soluzione sbrigativa e soprattutto coercitiva.

Il mio primo consiglio è di non sgridare mai il cane quando torna. Ricongiungersi a voi, tornare a casa, dovrà sempre essere un momento meraviglioso.
Se lo punite potrebbe anche decidere di non rientrare (mica scemo); lo perderete e perderete anche l’occasione per approfondire la sua conoscenza e consolidare un legame unico nel suo genere.

 

La pipì, il database dei nostri cani.


pipìFare pipì per i cani non è esclusivamente un bisogno fisiologico. La loro urina è un concentrato di dati e informazioni perciò quando vogliono lasciare traccia del loro passaggio, durante la passeggiata la fanno più volte: è come se lasciassero il loro biglietto da visita per presentarsi ai loro simili e comunicare la loro esistenza. Scelgono punti strategici che spesso coincidono con la marcatura di altri cani.
Per rendere più rintracciabile il loro passaggio molti maschi alzano la zampa per urinare più in alto, a livello tartufo
Per gli addetti ai lavori (noi educatori e istruttori cinofili) la frequenza e il numero dei loro schizzetti la dicono lunga anche sul loro carattere e le loro condizioni emotive.

Quando invece vogliono esprimere territorialità fanno pipì verso i margini più esterni del giardino  in modo che chi passa sappia che quel posto è già occupato.

E quando la fanno sulla gambe o sulle scarpe? Non gridiamo allo scandalo. Mica lo sanno che non si fa. E’ molto probabile che gli indumenti siano impregnati di odori di altri cani. Non sgridiamoli!!.
La mia borsa da lavoro (la Mary Poppins bag) sarebbe spesso oggetto di queste loro particolari attenzioni, se non fossi attenta nel prevenirle.

Fare pipì è anche indicatore del loro stato emozionale: quando sono molto contenti o si spaventano  rilasciano qualche goccia o addirittura lasciano la pozzetta; questo comportamento avviene frequentemente nei cuccioli.

Nel caso di cani adulti che urinano molto (nel senso che ne fanno tanta) è bene consultare il veterinario per escludere eventuali patologie. Se tutto è a posto il problema potrebbe essere riconducibile ad uno stato di stress. Quando si trovano in questa condizione l’adrenalina liberata determina l’incremento del’attività dei reni che producono più pipì, con conseguente incremento della sua eliminazione.

 

Un augurio speciale


tartufo natalizio

 

Per Natale non regalate animali!


E’ una decisione importante e deve essere presa con grande senso di responsabilità. Un cucciolo richiede grande impegno sia per le cure fisiche che per l’educazione.   Prendetevi un po’ di tempo per pensarci. Magari passate le feste sarà passato anche il il vostro entusiasmo. Se invece la decisione è stata ben ponderata e si sono vagliati i pro e contro, per la scelta rivolgetevi agli allevamenti e non comprate cuccioli da negozi, fiere e quant’altro. Potete visitare i canili dove ci sarà sicuramente un musetto ad aspettarvi ma affidatevi agli operatori che, una volta capito il vostro tenore di vita, potranno consigliarvi il compagno giusto.

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Corriere della sera: 6.12.2010 – Non regalate cuccioli per Natale

non incrementiamo il commercio illegale di cuccioli

cosa possiamo fare per contrastare il traffico illegale di cuccioli

Guardate questo video: mettetevi al riparo da dispiaceri e aiutateci a contrastare il traffico illegale.

 

Un premio per ogni occasione


un premio per ogni occasioneNella mia professione di educatrice cinofila mi capita spesso di sentire definizioni come “il metodo del bocconcino”, “il metodo gentile”, “il metodo del premio” o cose simili.
Queste descrizioni sono, in verità, molto limitative, poiché dietro ad un biscottino, così come dietro ad un nostro gesto, si nasconde un mondo di percezioni, emozioni e conoscenze.
Per questo è molto importante capire esattamente cosa succede nella mente del nostro cane quando lo premiamo e sapere in che modo,  quando, quanto e perché farlo.
I nostri amici a 4 zampe sono di vedute molto aperte. Per loro tutto può essere un premio: il cibo, un gioco, una nostra azione, perfino un suono.
Il repertorio di “gratificazioni canine” è talmente vasto che difficilmente riusciamo a renderci conto di quante conferme, quasi sempre involontarie, diamo al nostro cane, anche quando sta compiendo azioni non ammesse nella nostra società come, ad esempio, salutarci saltandoci addosso. I nostri tentativi, a volte anche poco gentili, di tenerlo lontano, sono da lui percepiti come attenzioni. Per questo continuerà a riproporre il comportamento che noi vorremmo invece far cessare.
Anche per i giochi le possibilità sono molteplici: ci sono giochi creati appositamente per i cani, altri per i bimbi e…molte cose che giochi non sono. Il cane non fa alcuna differenza: per lui qualunque cosa o attività stimolante, piacevole e divertente è un gioco; anche lo spazzolone passato sul pavimento per asciugare la sua pipì – che non smetterà più di fare in casa se ci mettiamo, inconsapevolmente a giocare con lui facendo scorrere lo straccio avanti e indietro. La soluzione ottimale è togliere il “bisognino” di nascosto, quando non ci sta guardando.
Il cibo è ritenuto il “mezzo” per insegnare al cane esercizi precisi; è sicuramente il metodo più usato e più conosciuto come “rinforzo positivo”.
Cosa succede in pratica?
Il cane compie l’azione e viene immediatamente premiato. Anche qui è importante essere consapevoli di ciò che stiamo facendo: il rinforzo è associato all’azione se arriva entro 0,58”. Sì, avete capito bene: meno di    1 secondo. Se non rispettiamo questi tempi, rischiamo di premiare  un’azione diversa da quella richiesta. Ad esempio: chiediamo al cane di mettersi “seduto”, lui si siede, noi tiriamo fuori il premio ma nel frattempo il cane gira la testa. Noi, in verità, stiamo premiando quest’ultima azione. Il rischio a cui andiamo incontro è duplice: diventare dei semplici distributori di cibo ed essere poco chiari nella comunicazione.
Apprendere i corretti meccanismi può essere molto divertente, esattamente come educare al meglio il nostro cane. Abbandonare gli schemi, conoscere davvero il nostro amico e dare spazio alla fantasia…queste sono le buone mosse da mettere in atto. Imparando a gestire il premio – cibo, gioco, attenzione – nella quantità, nel modo e nel momento giusto, non solo insegneremo al cane dei comportamenti precisi ma rinforzeremo anche la nostra relazione, perché tutto ruoterà intorno
al principio della collaborazione e non dell’imposizione. Il segreto per stare bene insieme e ottenere grandi cose è conoscerlo. Quale gioco gli piace di più? Qual è il suo cibo preferito? Würstel, biscotto, formaggio? Ama le nostre coccole sopra ogni cosa? Il nostro cane non torna quando lo chiamiamo? Magari non siamo abbastanza interessanti perché lo abbiamo sempre premiato con il cibo che, forse, lo interessa meno della pallina.

Prima di educarlo bisogna capirlo.
Perché il premio non è solo un gesto ma è il mondo dei suoi significati che fa la differenza.

 

Una buona fede dannosa per i cani.


cane a catenaDei clienti mi hanno consultata perchè il loro pastore tedesco di 2 anni è diventato ingestibile. Come sempre ho fissato un appuntamento presso il loro domicilio per valutare la situazione e approfondirla. Effettivamente il cane era agitatissimo. L’ho trovato legato alla cuccia con una corda di circa 2 metri.
Questa scelta deriva da un’indicazione data dal loro precedente addestratore che, per preservare la salute del cane. ha consigliato di non farlo bagnare nei mesi più freddi (cosa giustissima). Il cane vive costantemente fuori casa e, data la realtà abitativa della famiglia, per riuscire a seguire il consiglio, nei giorni di pioggia Jack viene legato. Questo non è un modo di vivere adatto al cane e non favorisce certo la sua tranquillità, al contrario lo esaspera. I clienti mi hanno anche raccontato che il cane è stato addestrato  con il vecchio metodo coercitivo che vede l’animale obbligato a mettersi a terra, a camminare al piede, non tirare al guinzaglio  ecc. ecc. Strapponi e strattoni a go go, tutto gestito con il collare a strozzo e un guinzaglio cortissimo. Sicuramente l’addestratore era in buona fede ma non posso fare a meno di rilevare l’incoerenza di questo metodo che da una parte vuole preservare la salute del cane e dall’altra la penalizza andando a infierire brutalmente sul suo apparato scheletrico e muscolare. Microfratture e microlesioni potrebbero essere l’eventuale causa futura di problemi di deambulazione, artrosi ed altro ancora. A noi umani capita lo stesso. Lesioni non curate adeguatamente, sono causa di dolori, portano a malformazioni della parte sollecitata, provocano ispessimenti che ci fanno assumere posizione antalgiche; con l’andare del tempo la patologia diventa cronica. Non per niente anche le micro fratture vengono ingessate. A differenza nostra il cane non può dirci se e dove sente male quindi, qualunque cosa accada al suo corpo, verrà consolidata col tempo, oltre – ovviamente – a creargli grave disagio e sviluppare paura nei confronti di chi lo costringe a subire. Questo non dovrebbe mai verificarsi tra il proprietario e il suo cane tra i quali dovrebbe invece instaurarsi un rapporto fonte di piacevolezza, benessere e collaborazione.
Pensateci se volete addestrare il vostro cane. Fate un’indagine prima di scegliere il professionista a cui affidarvi: indirizzatevi verso chi, alla peggio, utilizza i collari in nylon.  Allontanatevi da chi afferma che il cane va dominato ma prendete in seria considerazione chi vi spiegherà che con le buone maniere si ottiene tutto e utilizza la pettorina.

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Armonia


armoniaSono educatrice cinofila da qualche anno. Molte famiglie hanno chiesto il mio aiuto principalmente per “insegnare al cane ad obbedire” o per correggere comportamenti ritenuti pericolosi o anomali: “non deve fare questo, non deve fare quello, deve smettere di fare così, deve fare cosà”. DEVE, DEVE, DEVE.  E’ vero; purtroppo per lui il cane deve, è costretto ad assoggettarsi a una realtà  diversa dalla sua, deve adeguarsi a regole che non gli appartengono e senza nemmeno potersi spiegare perchè.

Durante il percorso educativo o rieducativo che propongo, ordini e imposizioni vengono accantonati per lasciare spazio a intesa e collaborazione: il cane è felice di accontentare il suo proprietario nelle richieste, che gli giungono nel modo e nel momento giusto, sempre nel rispetto della sua natura. Non subisce le nostre regole ma impara a conviverci piacevolmente e il suo compagno a due zampe accetta la sua diversità gestendola con gentilezza, equilibrio e coerenza.

Ci sarebbero mille modi per descrivere il mio lavoro e, soprattutto, i miei obbiettivi ma tutto può riassumersi in una sola meravigliosa parola: ARMONIA. Leggendo i suoi sinonimi capirete meglio ciò che intendo trasmettervi.

Eccoli: accordo, affiatamento, amicizia, coerenza, equilibrio, concordia, continuità, eufonia, finezza, grazia, melodia, musica, pace, poesia, rapporto, serenità, simmetria, sintonia, unanimità, unione, unisono, unità, intesa, consonanza, musicalità, proporzione, conformità, bellezza || Vedi anche:  buoni rapporti, comprensione, simpatia, congruenza, consequenzialità, fusione, legame, logica, sistematicità, successione, continuum, assonanza, delicatezza, leggerezza, bel tratto, freschezza, leggiadria, motivo, adeguatezza, confronto, concordanza, rispondenza, uniformità, affinità, confidenza, vicinanza, coralità, coro, affetto, solidarietà, alleanza, intelligenza, soluzione, spiegazione, combinazione, orchestra, amnistia, benedizione, diplomazia, dolcezza, eleganza, gentilezza, ispirazione, misericordia, corrispondenza,  misura, ragione,  chiarezza, fermezza, calma, immobilità, prudenza, saggezza, fedeltà.

 

Can che abbaia….


wolfwaveDire che il cane abbaia è un po’ limitativo. E’ come dire che l’uomo parla. Ma quante sfumature ha la nostra voce? Anche il cane usa diversi tipi di abbaio ed ognuno ha significati diversi, da interpretarsi anche in base alle posture del suo corpo:
- abbaio da eccitazione: lo emette quando sta succedendo qualche cosa di divertente e di bello come, ad esempio, quando prendiamo il guinzaglio per uscire. La contentezza è tale da produrre un alto livello di eccitazione.
- abbaio da paura: è simile all’abbaio da eccitazione ma di tonalità più elevata. Può essere motivato da qualcosa di specifico oppure generalizzato: ad esempio un cane che in passeggiata abbaia in continuazione.
- abbaio da difesa: lo emette quando si sente minacciato. Solitamente incomincia con un breve ringhio, il suono è basso e corto. Frequentemente è associato ad un movimento in avanti.
- abbaio di avviso: quando avverte qualche cosa emette 1-2 abbai. A volte lo utilizza anche come richiesta, ad esempio quando vuole uscire o rientrare in casa.
- abbaio appreso: se il cane ha ricevuto sempre attenzioni quando ha abbaiato, lo utilizzerà ogni qualvolta le vorrà ottenere. Ha imparato che abbaiare è un comportamento utle e produttivo.
- abbaio da frustrazione: è molto triste da sentire. Il cane in gabbia o legato lo emette spesso. E’ un abbaio continuo wof…wof…wof…sempre uguale. E’ associato a stereotipie (comportamenti ripetitivi, sempre identici, senza finalità o scopo, come inseguire luci, ombre, cercare di mordersi la coda).

Un altro vocalizzo, anch’esso con molteplici sfumature,  è l’ululato: è un segnale di aggregazione. Vuole radunare il branco. Lo emette quando è lasciato solo per molto tempo e soffre di solitudine.

L’abbaio è frequentemente punito da noi umani perchè fonte di fastidio e problemi con il vicinato. Ma quando un cane abbaia ha sempre delle valide motivazioni (solo gli umani parlano per niente). Invece di arrabbiarci cerchiamo di capire qual’è il problema e consideriamo che non è giusto punire un cane perchè è contento, perchè ha paura, perchè si sta difendendo, perchè sta avvisando, perchè sta soffrendo.  Non si può punire dopo che siamo stati noi i primi ad insegnargli, anche involontariamente, che abbaiare è giusto!